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L'editoriale
"Nell'Università che cambia valutiamo soprattutto i risultati"

di Piero Tundo

Il disegno di legge di riforma dell’Università presentato dal ministro Mariastella Gelmini è attualmente in discussione in Parlamento. Poiché affronta in modo organico molte questioni, sarà certamente alla base di un approfondito confronto di idee, che probabilmente sfocerà in un’accesa discussione. ...

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Il sommario
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Quando la chimica verde diventa festival
di Fulvio Zecchini

Nuovi strumenti di diffusione della cultura scientifica. Il positivo bilancio della prima edizione a Lecce.

La chimica verde è definita dalla Iupac, l’International Union of Pure and Applied Chemistry, come “l’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”. Più che una nuova disciplina, tale definizione descrive un approccio innovativo e multidisciplinare alla chimica, che - per minimizzarne l’impatto sulla salute e sull’ambiente - fa uso di nozioni e strumenti di tutte le sue branche (tra cui la chimica organica, la catalisi, la biochimica), assieme a quelli di altri settori del sapere come la biologia, la fisica o l’ingegneria.

La chimica verde nasce già agli inizi del Novecento, ma i suoi principi vengono sistematizzati solo agli inizi dell’ultimo decennio del secolo. In quest’ottica la chimica verde rappresenta uno dei contributi più significativi della scienza e della ricerca al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Poiché quest’ultimo è difficilmente raggiungibile senza il coinvolgimento di tutti i settori della società, è chiaro che i vantaggi dell’applicazione della chimica verde sono massimi solo se essa permea in tutti gli strati sociali.

Proprio al fine di aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica nei confronti di questa “disciplina” è nato il Festival della Chimica Verde organizzato dal Consorzio INCA in collaborazione con il Miur, la cui prima edizione si è svolta a Lecce dal 27 al 29 aprile di quest’anno.

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Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo
di Filippo Saracino

Le esperienze di didattica informale al primo Festival della Chimica Verde.

Tra le offerte del primo Festival della Chimica Verde (Lecce, 27-29 aprile 2009) erano incluse tre esperienze di didattica informale, momenti di partecipazione diretta del pubblico che ha potuto “toccare con mano” nei laboratori didattici dell’I.T.C. “O.G. Costa” i vantaggi della chimica verde e apprendere in modo vivace e interessante alcuni aspetti scientifici, che con gli strumenti della didattica classica sono difficili da comprendere.

Le attività educative di questo tipo intendono incuriosire e avvicinare alla scienza i giovani, con esperimenti semplici, condotti per via empirica e intuitiva, possibilmente usando materiali della vita quotidiana. Gli studenti saranno così invogliati ad approfondire e recepire l’insegnamento rigoroso e formale della scienza, compito che rimane proprio della scuola e dell’università.

Nell’ampio panorama della didattica informale, la metodologia “hands-on” (traducibile come “toccare con mano”) consente di imparare attraverso il fare, permettendo ai discenti di manipolare strumenti e oggetti risulta assai efficace, secondo il noto principio “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”.

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Base Luna: conquistate Marte!
di Lorenzo De Angeli

La Nasa ha lanciato il programma “Constellation”: entro il 2020 l’uomo tornerà a calcare il suolo lunare e da qui partirà alla volta del Pianeta Rosso.

Nel 2004 nasce la nuova era spaziale degli Usa. Col programma “Constellation” la Nasa intende tornare sulla Luna entro il 2020 e impiantarvi una base permanente che funga da testa di ponte per l’esplorazione ulteriore dello spazio, a partire dalla prima missione con equipaggio sul suolo di Marte.

Arriveremo quindi con circa vent’anni di ritardo rispetto a quanto immaginato dalla fantasia degli autori della serie televisiva britannica “Spazio 1999”? Nata nel 1973, poco dopo il primo allunaggio, e trasmessa in Italia a partire dal 1976, la serie inizia con un’esplosione in un magazzino di scorie nucleari sulla base lunare Alpha, dedita alla ricerca scientifica. È il 13 settembre 1999, quasi tutti sopravvivono, ma l’energia sviluppata è tale da far uscire la Luna dalla sua orbita, lanciandola in un viaggio alla deriva nello spazio, affascinante ma irto di pericoli.

Speriamo che nel futuro sulla base lunare, se mai verrà realizzata, le cose vadano decisamente meglio. Sebbene molti lo ignorino, la ricerca aerospaziale porta allo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie utilissimi anche nella vita quotidiana. Non si tratta quindi di uno spreco di denaro per soddisfare la mera curiosità di qualcuno, ma di una vera e propria indagine scientifica che, oltre ad affascinanti scoperte, porta anche un miglioramento del nostro benessere quotidiano.

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Le 13 lettere della salute
di Tiziana Bernello

Alla scoperta delle vitamine.

Fritz Albert Lipmann (Königsberg, 12 giugno 1899 – Poughkeepsie, 24 luglio 1986), biochimico tedesco-statunitense, premio Nobel per la medicina nel 1953, disse: «I medici amano prescrivere vitamine e milioni di persone le assumono, ma è necessario un sofisticato studio biochimico per comprendere perché sono utili e come vengono usate dall’organismo».

Nella storia dell’uomo le carenze vitaminiche sono state una delle cause di morte più frequenti. La pellagra, lo scorbuto e il beriberi hanno decimato armate, equipaggi e popoli. Il loro isolamento e la loro caratterizzazione chimica cominciò negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, ciò permise di sintetizzarle in quantità tali da debellare le ipovitaminosi causate dalla loro carenza.

Purtroppo l’assunzione di vitamine sintetiche divenne poi più una tendenza di quel periodo che una necessità, l’uso era smodato e gli effetti collaterali divennero inevitabili, con la comparsa delle ipervitaminosi dovute a concentrazioni troppo elevate nell’organismo: così con una sorta di effetto “boomerang” esse vennero demonizzate. L’atteggiamento contradditorio attorno a questi composti sta gradualmente scomparendo grazie alla ricerca e all’informazione, dato che le carenze vitaminiche sono a tutt’oggi una realtà nei paesi sottosviluppati e non solo.

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a cura della Redazione

- Laboratorio tascabile
- Addio frodi: una “lingua” elettronica riconosce annata e varietà del vino

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