Se un giovane Stevenson dei nostri tempi dovesse scrivere un “Isola del Tesoro”, probabilmente non parlerebbe più di imprese piratesche e di mappe su pergamena o carta sgualcita; con uno scenario globale in cui il fabbisogno energetico è in continuo aumento, l’agognata isola dei tempi moderni sarebbe più simile a Energy Island. Questo nuovo progetto di isola energetica galleggiante, scaturito dalla mente dell’architetto inglese Alex Michaelis, potrebbe risolvere parzialmente i problemi energetici globali e contribuire a limitare la minaccia del surriscaldamento globale. I protagonisti non sarebbero più misteriosi pirati, ma ingegneri ed architetti - capitanati proprio da Alex Michaelis e da suo padre Dominic, ingegnere e direttore della società Energy Island - che vedono nella struttura modulare di queste isole energetiche la possibilità di adattamento a climi, località e strutture differenti. L’avveniristico disegno prevede turbine in grado di produrre energia grazie al moto delle correnti marine e alle onde oceaniche (vedi Green numero 1, pagine 25-29); tuttavia, la maggior resa energetica verrebbe dalla conversione in energia della differenza di temperatura tra le acque “calde” di superficie (scaldate dalla radiazione solare) e quelle “fredde” delle profondità oceaniche (il processo fisico è denominato Otec: Ocean thermal energy conversion): nel momento in cui il calore viene trasferito dall’acqua calda all’acqua fredda, parte di esso viene convertito in energia elettrica. Ma non è tutto: uno dei prodotti “di scarto” dell’Otec sarebbe acqua dolce a basse temperature, utilizzabile per sistemi di refrigerazione o per soddisfare il crescente bisogno di acqua potabile.
Per approfondimenti:
http://www.otecnews.org/whatisotec.html
http://www.soton.ac.uk/~trevor/ei/index.php
Green n. 11
Gennaio - Febbraio 2008 |