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Elettrodi ad effetto…Madeleine


È celebre il passo proustiano de “À la recherche du temps perdu” (“Alla Ricerca del tempo perduto”) in cui al protagonista torna in mente il ricordo vivo di un episodio passato; la memoria riaffiora assaporando una madeleine, un dolce che era solito mangiare da bambino. La Madeleine del futuro sarà probabilmente meno dolce e meno artigianale, e più simile a dei minuscoli elettrodi: le capacità mnemoniche del nostro cervello, infatti, sembrano aumentare in seguito a piccole stimolazioni elettriche di precisi circuiti neurali nel cervello, precisamente nell’ipotalamo. Questo quanto pubblicato sulla rivista scientifica Annali of Neurology dal team canadese di neurologi del Toronto Western Research Institute dell’Università locale, che hanno scoperto casualmente l’effetto durante un trattamento terapeutico sperimentale su di un paziente affetto da obesità. Mentre le prestazioni mentali generali sono rimaste pressoché immutate, i medici hanno riscontrato un sostanziale miglioramento nelle capacità del paziente di ricordare gruppi di parole e situazioni passate, tanto più grande quanto intensa la corrente applicata. L’ipotesi del team canadese, capitanato dal neurochirurgo Andres Lozano (nella fotografia), è che gli elettrodi stimolino inavvertitamente un gruppo di neuroni conosciuto come fornice, che attraversa l’ipotalamo verso l’ippocampo. Nonostante lo studio riguardi solamente un paziente, Lozano puntualizza l’importanza delle implicazioni: “Per la prima volta abbiamo una finestra affacciata sul circuito neurale della memoria umana – della quale si conosce poco – che possiamo ora raggiungere e modificare”. Immediata arriva l’idea di applicazioni terapeutiche, per migliorare la memoria di individui affetti da morbo di Alzheimer, prima che lo stato avanzato della malattia distrugga i circuiti neurali.

Per approfondimenti:
http://www.nature.com/news/2008/080129/full/news.2008.538.html

Green n. 12
Marzo 2008



Alcune madeleine
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