Futuro & Futuribile - Le News online di Green
Nanovalvole contro il cancro

L’idea potrebbe rivoluzionare l’approccio terapeutico al cancro, una delle malattie che maggiormente affligge il genere umano: veicolare, attraverso nanoparticelle (1 nanometro = 10^-9 m), farmaci chemioterapeutici da rilasciare esattamente dove necessario, evitando così gli effetti collaterali del trattamento tradizionale e incrementandone l’efficacia. Gli scienziati dell’Università della California di Los Angeles (UCLA), organizzati all’interno del Centro nanomacchine dell’Istituto di Nanosistemi (CNSI), stanno sviluppando la tecnologia già da diversi anni. Soltanto recentemente hanno tuttavia firmato un contratto con la società privata NanoPacific Holdings per introdurre tali nanomacchine sul mercato entro tre anni e rendere, dunque, le terapie basate su di esse maggiormente utilizzate. Le strutture veicolari includono nanovalvole a forma di nido d’ape che possono essere aperte o chiuse mediante l’interazione con un fotone di una data frequenza oppure un agente chimico, a seconda che il tumore sia localizzato vicino alla superficie della pelle o no, rispettivamente. Nel primo caso vengono utilizzate molecole “ventola”, che “soffino” il farmaco fuori dalla nanoparticella. “Inseriamo molecole come l’azobenzene dentro la struttura” – spiega Jeffrey Zink, condirettore del centro di ricerca – “quando vengono esposte alla luce, esse cominciano ad oscillare causando l’espulsione del farmaco”. Per le neoplasie situate a maggior profondità, invece, sono utilizzate sostanze chimiche che inneschino l’apertura della nanomacchina in presenza di particolari enzimi o variazioni di pH nell’area interessata. I punti di forza della terapia sarebbero la drastica riduzione della dose di farmaco somministrata ai pazienti, che verrebbe ridotta di cento o addirittura mille volte, e l’inattività nei confronti delle cellule sane. Tuttavia, a questi vantaggi potrebbero aggiungersene anche altri: lo sviluppo della tecnologia potrebbe permettere infatti l’impiego di alcuni farmaci antitumorali fino ad ora inutilizzabili, come la camptotecina, al momento di difficile somministrazione in quanto di bassa solubilità nel sangue. Oltre a tali promettenti applicazioni, la collaborazione si propone di estendere le competenze sviluppate anche ad altri campi di utilizzo, quali la cosmetica o l’elettronica.

Per approfondimenti:
www.cnsi.ucla.edu
http://stoddart.chem.ucla.edu

Green n. 12
Marzo 2008


Il Centro Nanomacchine dell'Istituto di Nanositemi dell'UCLA di Los Angeles.
L'editore, nell'ambito delle leggi sul copyright, è a disposizione degli aventi diritto che non si sono potuti rintracciare.