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Ecosistemi a rischio: verso il punto di non ritorno?

Si pensi ad un pesante pullman che, uscito di strada, rimanga sospeso in perfetto ma precario equilibrio sull’orlo di un precipizio; e si immagini ora di aggiungere soltanto un sassolino molto leggero dalla parte che si affaccia sullo strapiombo. Anche un ciottolo così minuscolo sarebbe sufficiente a sbilanciare il veicolo, che precipiterebbe irrimediabilmente. Simile potrebbe essere il destino di alcuni ecosistemi del nostro pianeta, secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences Journal da un team internazionale di esperti, tra cui Tim Lenton, professore di Scienze Ambientali all’Università di East Anglia, nel Regno Unito. L’opinione si discosta da quella generale del Pannello sui Cambiamenti Climatici (IPCC) che tende (con eccezioni) a vedere il cambiamento di stato dei sistemi ambientali terrestri come un processo graduale, lineare in termini matematici, cioè con una risposta proporzionale alla causa che lo genera. Questo poiché l’IPCC considera, nelle proprie analisi, fenomeni naturali (quali temperatura o livello del mare) mediati su lunghe scale spaziali e temporali, che non evidenziano il potenziale carattere esplosivo di alcuni specifici eventi, antropogenici (vale a dire causati dall’uomo) e non, responsabili di una possibile mutazione repentina. Le componenti del sistema Terra che possono passare ad uno stato qualitativo differente in seguito a piccole perturbazioni sono definite “elementi di capovolgimento” (tipping elements) e il punto critico a cui avviene la transizione tra i due stati “punto di capovolgimento” (tipping point). Esempi “storici” sarebbero il Massimo Termico del Paleocene-Eocene, in cui la temperatura media si innalzò di 4-5 °C all’Equatore e 8-10 °C ai Poli in seguito al rilascio di 1.500-4.500 Pg (1 Pg = 1 petagrammo =10^15 g, cioè 1.000 miliardi di kg) di carbone fossile, o la Grande Ossidazione, vale a dire il primo grande aumento di ossigeno atmosferico, avvenuto 2,4 miliardi di anni fa. Un caso recente di tipping element, invece, sarebbe il buco dell’ozono, dal momento che il disgregarsi dello strato procede rapidamente una volta sorpassata una soglia critica di concentrazione di cluorofluorocarburi rilasciati in atmosfera. Molti ambienti terrestri, come i ghiacci della Groenlandia, la foresta amazzonica o la circolazione termoalina atlantica, sarebbero già a rischio: per tali ambienti, infatti, l’aumento di temperatura previsto per i prossimi cento anni sarebbe sufficiente a raggiungere il tipping point, come mostrato nel grafico, in cui sono riportati gli “elementi di capovolgimento” nel sistema climatico terrestre e le stime di surriscaldamento globale che li potrebbe innescare.

Per approfondimenti:
http://researchpages.net/ESMG/people/tim-lenton/tipping-points

Circolazione termoalina
Circolazione globale delle masse d’acqua oceaniche a causa della variazione della densità delle stesse, determinata dalla loro temperatura (termo-) e salinità (-alina).

Green n. 12
Marzo 2008


Potenziali “elementi di capovolgimento” futuri nel sistema climatico e stima del surriscaldamento globale che potrebbe innescarli.
(Fonte: Sito web del Professor Lenton)

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