Si pensava che fosse una delle nostre, che appartenesse anche lei come il nostro Sole alla Via Lattea, ma alla fine è stata smascherata: He 0437-5439, la stella scoperta nel 2005 dagli astronomi dell’Osservatorio Europeo Meridionale (ESO), è un’intrusa. L’ha tradita la sua giovane età, “solo” 35 milioni di anni, e l’enorme velocità con cui si sposta verso lo spazio intergalattico, 2,6 milioni di chilometri l’ora. La stella ha una massa pari a circa otto volte quella del Sole e dista circa 200.000 anni-luce (distanza percorsa dalla luce in un anno, circa diecimila miliardi di chilometri) dal pianeta Terra. In seguito al primo avvistamento di He 0437-5439, gli astronomi avevano ritenuto che provenisse dal centro della Via Lattea; ciò era tuttavia in contraddizione col fatto chela nostra “straniera” avrebbe dovuto impiegare 100 milioni di anni per viaggiare dal centro della galassia al punto in cui è stata osservata, un tempo ben tre volte superiore alla sua età. Da qui lo scetticismo e l’esame della composizione della stella, analizzando lo spettro di radiazione elettromagnetica proveniente dal corpo celeste per determinarne la composizione chimica. È l’attesa scoperta, fatta dagli astronomi americani della Carnegie Institution in collaborazione con la Queen's University di Belfast: He0437-5439 ha una composizione più simile a quella delle stelle che popolano la Grande Nube di Magellano. Questa galassia nana è visibile ad occhio nudo, un flebile corpo luminoso nel cielo notturno dell’emisfero australe, lontano 157.000anni-luce. I ricercatori, coordinati da Alceste Bonanose Mercedes Lopez-Morales, hanno pubblicato sulla rivista Astrophysical JournalLetters, oltre alle osservazioni sperimentali, anche un’ipotesi che spiega l’incredibile velocità della stella: l’accelerazione dovuta all’interazione con un buco nero supermassivo (SMBH), un corpo celeste con massa pari a oltre un milione di volte quella del Sole. La stella, in altre parole, avrebbe fatto parte di un sistema binario che, interagendo con il presunto buco nero, si sarebbe disgregato: He 0437-5439 sarebbe stata fiondata nelle vastità dello spazio, mentre la sua sfortunata compagna sarebbe stata inghiottita dall’enorme massa gravitazionale. L’ipotesi è particolarmente interessante in quanto indicherebbe l’esistenza di un buco nero supermassivo nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie più vicine alla nostra. Quale che sia la provenienza della nostra intrusa, non rimarrà con noi a lungo: si muove così velocemente che l’attrazione gravitazionale della Via Lattea è troppo debole per contenerla al proprio interno e per evitare il suo allontanamento nello spazio intergalattico.
Il nome delle stelle…
L’unica organizzazione a cui è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale il diritto di nominare le stelle è l’Unione Astronomica Internazionale (IAU). Alcune società private rilasciano tuttavia, sottopagamento, certificati che dimostrerebbero l’assegnazione di un determinato nome ad una particolare stella; tale pratica non è riconosciuta dall’IAU e pertanto tali nomi non vengono utilizzati dagli astronomi.
Green n. 12
Marzo 2008
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